Annabel.

Roberta Canu

La brevità in questo romanzo sembra non esistere. Mi spiego meglio. Il libro consta di circa 130 pagine ma è talmente pregno di significato che sembra avere 400 pagine o più. E' la semantica del testo, l'introspezione, l'io più desolato e denigrato, la reclusione forzata e la condanna auto-inflitta che rendono il testo stupendo. 

Ma andiamo ad analizzare l'opera più da vicino entrando nei dettagli che sono davvero minuziosi e importanti. 

 

Il protagonista indiscusso è un ragazzo di nome Andrea, al quale la vita ha sempre dato grane e dispiaceri. Era legato ad una ragazza di nome Arianna, ma Arianna purtroppo non c'è più. È morta. È come se dalla perdita della donna che amava egli avesse perso tutto il suo ordine mentale,  che poi indubbiamente si ripercuote sul fisico. Infatti Andrea è un ragazzo che non si cura, è depresso e si droga, fa un abuso smodato di alcool e farmaci. Un mix letale per la sua mente deviata, che è pregna di sessualità isolata e quasi riservata, ma grazie alla bravura dell'autore noi lettori riusciamo a intravedere tutto lo spazio coraggioso, tutto l'emblema che conferisce stress al romanzo ma anche attimi di pace.

Questo perché è la psiche che attua all'interno della mente del protagonista così solo e frustrato e del romanzo altrettanto solitario, un meccanismo di auto-difesa, controllo mirato a racchiudere in sé una specie di disciplina anarchica, una sorta di ossimoro spesso grottesco. 

E ancora, l'intelligenza artificiale e un amore quasi informatico che illude ma informa e aiuta. Un mix di sostanze palliative, galvanizzanti, in un romanzo psicologicamente di formazione che dedica l'attenzione su coloro che spesso sono i reietti della società, così deboli ma che invece nascondono nel cuore la vera arte: la scrittura in questo caso. Si, perché Andrea è uno scrittore e si diletta anche a suonare il basso (nel libro si citano alcuni titoli di famose canzoni e anche titoli di film molto importanti) ma non trova la sua strada di casa, la sua impronta d'identità. Manca quel sentimento, la delicatezza d'animo e Andrea lo sa bene, ma non riesce ad essere diverso, non riesce a cambiare per amore delle donne, neanche a convertirsi ad un'altra religione, l'Islamismo, pur di stare con una ragazza conosciuta anni prima in psichiatria.  

È l'animo corroso dai demoni, dalle paure, dal veleno... 

Lo stile è molto bello, così come la narrazione e i dialoghi costruiti con parsimonia e scioltezza. Il libro si legge tutto d'un fiato e forse Arianna era ed è come un filo invisibile che lega Andrea alle donne della sua vita, compresa Roberta. 

Un filo che immagino rosso, come il colore utilizzato per la copertina di questo bellissimo romanzo psico-etnico-elettronico.

Un romanzo che nel leggerlo e recensirlo ho adorato in ogni sua parte, e anche se Andrea può sembrare meschino, duro e poco sensibile, cerca la resilienza, cosa rarissima e pura.