Les Fleurs du Mal.
 

Devo dire che è uno spaccato crudo, essenziale e purtroppo realistico. Mi ha impressionato il racconto senza sconti di tutte le vicissitudini che il protagonista Andrea (stesso nome dell’autore) affronta.

Senza star lì a dilungarsi sul degrado costante del protagonista, convinto di poter uscire in qualsiasi momento da una vita mediocre e invece sempre più coinvolto e sempre più squallido il suo modo di sopravvivere. Durerà finché non entrerà in scena Rahima, una donna di origini egiziane dal carattere remissivo e di una bellezza accecante. Sarà lei a determinare l’ascesa e il declino del protagonista, fino al sopraggiungere della fine.

Questo libro è più di una semplice biografia relativa a una porzione di vita di Andrea…questo libro è un viaggio nella società.

 

Un viaggio tra sogni infranti, tra realtà opprimenti.

Un viaggio nella solitudine.

Un viaggio nell’abbandono da parte della società.

È un libro dalla lettura veloce, in un attimo ci ritroviamo con il protagonista nella sua stanza in cui vede il trascorrere dei suoi giorni tutti uguali. La depressione come un veleno che diventa sempre più dannoso per l’organismo fino a poter diventare letale.

Dormiamo di giorno e voliamo di notte, come aquiloni neri portati dal vento. Si lo so, non ci credete, ma, solo perché non ci credete non vuol dire che non sia vero. La mente umana ha corridoi che vanno oltre gli spazi materiali. Tutto ciò esiste ed è reale.

La trama è complessa ma perfettamente concatenata, e ogni singolo personaggio si imprime nella memoria per un particolare seppur minimo e poi torna, a sorpresa, dopo tante pagine, perfettamente riconoscibile, come un attore uscito di scena che avesse atteso nel camerino, con il suo carattere e la sua insostituibile funzione. La trama è ben congeniata, lasciando nel dubbio il lettore sulla verità finale, che verrà svelata sol nel finale.

Lo stile della scrittura garantisce una lettura piacevole. Si tratta di un libro scritto molto bene.

Il ritmo della narrazione non risulta per niente noioso.

È incredibile come sia coinvolgente questa storia dolce/amara.

Lo stile dello scrittore non solo è impeccabile, ma è capace di trasportarti all’interno del libro, di sentire i protagonisti parlare, di vedere le loro facce e il loro sguardo!

 

Teso all’inverosimile, con una violenza più suggerita che mostrata, “Veleno” è il perfetto compendio di tutto ciò che un testo di qualità dovrebbe avere. Tagliente come una corda di violino e con epilogo da brividi, il racconto vive di un’intensità rara ben espressa, lasciando il giusto spazio alle psicologie dei personaggi e trasudando una costante inquietudine smorzata soltanto dall’ironicamente sprezzante epilogo.

L’autore è essenziale e non vira mai verso uno spettacolo fine a se stesso: anche le sequenze degli accadimenti più visivamente potenti, sono dosate con una sobrietà magistrale e sfruttano al meglio le ambientazioni.

In diversi punti il lettore si ritrova al centro della scena, aumentano a dismisura la già forte empatia con la trama.

Il racconto è caratterizzato da un senso di claustrofobia interiore. La scrittura di Andrea Ferrari è degna di nota: il suo stile è elegante eppure semplice descrivendo situazioni che lasciano spesso basito il lettore per l’emozione che regalano.

I continui flashback con una ricchezza emotiva, riescono, a comunicare con la dovuta efficacia il difficile ruolo del destino e la scelta, forzata o meno, che questo inevitabilmente provoca nella nostra vita.

Il filo della trama letteraria è senza dubbio la speranza di vivere una vita libera, di poter amare chi si desidera amare e di vivere senza preclusioni la propria vita.

Alessandra Micheli